Presunti lavativi, presunti evasori, presunte riforme
16 AGO 20

Al netto delle alte dispute dottrinarie tra licenziamenti economici, disciplinari o discriminatori che si voglia, l’uomo della strada (quorum ego) ardirebbe ipotizzare che se il “presunto” lavativo che si annida tanto nel privato che nella Pubblica Amministrazione fosse trattato da ladro, né più né meno di come (ingiustamente) viene trattato da ladro il “presunto” evasore, su di lui e non sul datore di lavoro dovrebbe incombere l’onere di provare la falsità dell’accusa per evitare il licenziamento, né più né meno di quanto si chiede al presunto evasore nei confronti dell’Amministrazione per evitare l’espropriazione dei propri beni (“propri”, non di terzi!), la gogna sociale e le Campagne Pubblicità & Progresso che fanno tanto “stato sociale”. E se una tale “abnorme” ipotesi rientri o meno nella categoria “rivoluzione culturale” che è mancata alla riforma Monti/Fornero (per tacere in questa sede della sua presunta “utilità”) mi piacerebbe chiederlo, prima che al Direttore, alla gent.ma Sig.ra Camusso, non disdegnando un parere dell’egr. Dr. Befera.